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| STORIA |
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3: La peste a S. Sebastiano e il voto dell' 8
maggio 1631 |
Tuttora con solennità, S.Sebastiano celebra la festa del Voto, fatto
l' 8 maggio del 1631 e rivive così
l'avvenimento storico di quel tempo.
Dall'analisi delle condizioni ambientali
in cui si trovava il borgo ed i paesi
dell'ampia distesa della valle, e tenendo
presenti le pessime condizioni igieniche,
le strettezze e l'angosciosa miseria del
momento, si può comprendere come
la peste abbia potuto svilupparsi nel
genovesato, e particolarmente nei nostri
paesi, feudo dei Doria.
Quando si ebbero i primi casi di peste,
le Autorità civili per fronteggiare
l'epidemia, vietarono il commercio delle
cose usate ed il contatto con qualunque
persona sospetta. Furono, inoltre, sospesi
i mercati, gli affari e i traffici normali.
Per trasferirsi fuori del paese era necessario
essere muniti di un lasciapassare rilasciato
dai "Conservatores Sanitatis S.Sebastiani"
(tutori della sanità pubblica di
S.Sebastiano).
In questo periodo, ogni paese perse il
suo aspetto concreto e tutto il ritmo
della vita si andò improntando
alle precarie condizioni della salute
pubblica.
Per evitare ogni contatto pericoloso,
i mercanti porgevano la merce attraverso
un'apertura e ricevevano il danaro in
recipienti pieni di aceto: a quest'ultimi
infatti, era attribuito una specifica
azione disinfettante.
Diversi abbandonavano il centro abitato
per portarsi in aperta campagna.
E' facile immaginare il tormento angoscioso
a cui fu assoggettato il parroco Don Giacomo
Gatti nell'esercizio del suo ministero,
animato dallo spirito di carità
cristiana. Noncurante del continuo pericolo,
che ovunque lo circondava, affrontava
il rischio del contagio per amministrare
agli appestati i sacramenti.
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Anche se dal Registro dei Defunti dell'Archivio parrocchiale risulta che
i Morti nel 1631 furono solo otto (media
annuale), non si può escludere
che la peste non si sia diffusa nel paese
di S.Sebastiano, ma si deve ammettere
che il Voto sia stato fatto perchè,
confidando nell'intercessione del Santo,
il borgo era stato realmente preservato
immune dalla "morti fera peste",
ossia nessuno è stato colpito mortalmente
dal contagio.
Molto diffusa era la diceria che la peste
fosse portata dagli untori, i quali, per
malvagio proposito, andavano spargendo
per le case l'infezione. |
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Il Giani nella sua "Cronistoria"racconta: |
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| "Il popolo era radunato in una domenica nella chiesa per impetrare
la cessazione del morbo.
Una vecchietta che era rimasta in casa
dirimpetto alla Chiesa, avrebbe osservato
dalla finestra, mentre pregava, che alcuni
messeri, male in arnese, si accingevano
con circospezione nei pressi della Chiesa,
imbrattandone le mura e le porte con un
liquido giallo oscuro. |
| Erano gli untori, che spargevano il veleno pestifero per procurare la morte
del popolo all'uscita del tempio. Essa
allora con grida, avrebbe trattenuto nella
Chiesa la popolazione. |
| I fedeli atterriti, si ritrassero e con nuove preci invocarono S.Sebastiano
che li proteggesse, e questi, mosso a
pietà, avrebbe fatto in modo che
il cielo si oscurasse, e che tuoni e lampi
precedessero un temporale, che scaricò
tale acqua torrenziale da lavare le mura
e le porte infette. Così il popolo
poté incolume lasciare il tempio."
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Questa leggenda è stata affidata alla memoria e tramandata a noi
fino ad oggi. Anche la leggenda è
fonte di storia e conferma che la peste
si è diffusa anche in S.Sebastiano.
Autorità e popolo, memori dell'intervento
divino, che li ha preservati dalla "mortifera
peste", hanno fatto "Voto"
di celebrare il giorno otto maggio quale
giorno festivo di precetto.
Verso la fine del 1700, il governo piemontese
provocò dalla S.Sede la restrizione
delle feste di precetto; fu questa pubblicata
nel 1786 da Mons. Peyretti, e nel 1789
da Mons. Fassati.
Questa riduzione fu ottenuta dalla Repubblica
di Genova nel 1783; dai Marchesi Malaspina
per i loro feudi nel 1787.
La S.Sede ha dato facoltà ai
Vescovi, nelle loro diocesi di ripristinare
le feste soppresse per giusti motivi.
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Le Autorità comunali, mossi dal desiderio di continuare nell'adempiere
il "Voto", inviarono al vescovo
la seguente lettera: |
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| "Eccellenza Rev. ma,
la popolazione del Comune di S.Sebastiano
nell'anno 1631, all'oggetto di essere
dalla mano di Dio preservata dalla mortifera
pestilenza, che si era manifestata nel
genovesato, e indi ampliata e distesa
ben poco lungi da questo Borgo, privando
di vita moltitudine di viventi, fece
voto a S.Sebastiano, Titolare e Protettore
di questa Parrocchia di celebrare gli
8 Maggio d'ogni anno in perpetuo, festa
particolare di voto in memoria d'essere
stata preservata per mezzo dell'invocato
Santo da tale infortunio e flagello.
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La
grazia implorata, mercè la misericordia
e bontà dell'Altissimo, intieramente
si ottenne, e questa popolazione d'allora
in poi osservò la celebrazione
della festa votata in rendimento di
grazie. Nell'anno 1731 il voto fu rinnovato,
e si proseguì a fare la detta
festa, in modo che tuttora si continua
sullo stesso proposito. Ma siccome nella
riduzione delle feste venne ad essere
abolita, e desiderando ora questi abitanti,
per essere cosa assai conveniente, di
ottenere la conferma ed approvazione
del fatto voto col precetto della messa,
e coll' astensione dalle opere servili,
per maggiormente uniformarsi alle opere
degli Istitutori, onde per questo appunto
hanno stimato di ricorrere come a V.E.
Rev.ma fanno ricorso.
Umilmente supplicandola a volersi degnare
di accordare la di Lei approvazione
alla celebrazione della festa del voto
fatto a S.Sebastiano, che corre gli
otto Maggio di ciaschedun anno, per
avere un legittimo titolo nella celebrazione
di detta festa, con dare quelle provvidenze
benevise a V.E. alla quale fanno umile
e profonda riverenza. |
Serravalle
-Sindaco
Avv. Ant. M. Giani -Consigliere
Paolo M. Callegari -Consigliere
Giocondo Serravalle -Consigliere
Giò Batt. Giacobone -Consigliere
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Il
Vescovo Mons. Carlo Francesco Carnevale
rispose acconsentendo, il 29 luglio 1822
da Montecapraro, dove si trovava in visita
pastorale: |
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| “It
Veris existentibus narratis, et quia agitur
de adimplendo voto, quod fecit populus
oppidi S.Sebastiani temporibus in precibus
enunciatis, benigniter annuimus pro continuatione
adimplendi ipsiusmet voti eo pIane modo
quo antea His celebratur temporibus in
honorem et ad implorandam protectionem
S.Sebastiani reservandis servatis. Datum
Montis Caprari occasione visitationis
pastoralis die 29 Iulii anno 1822.
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| CARLO
FRANCESCO, Vescovo |
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| (Constatando
la veridicità di quanto venne esposto,
e trattandosi di adempiere un voto, che
il popolo del borgo di S.Sebastiano ha
fatto nei tempi enunciati nella supplica,
benignamente acconsentiamo che si continui
ad adempiere lo stesso voto nel modo con
cui si celebrava nel passato, per onorare
ed implorare la protezione di S.Sebastiano,
osservando le dovute prescrizioni. Data
Montecapraro, in occasione della visita
pastorale, il giorno 29 Luglio dell'anno
1822.) |
| CARLO
FRANCESCO, Vescovo |
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